Cannoli Ungheresi

cannoli ungheresi

cannoli ungheresi

Cannolo ungherese :

INGREDIENTI PER LA SFOGLIA:
400 g di farina
2 bustine di vanillina
200 g di burro
250 g di Philadelphia o Mascarpone
INGREDIENTI PER IL RIPIENO:
250 g di noci pistacchi e mandorle
2 uova intere
200g di zucchero di canna
Preparate la sfoglia unendo insieme la farina, la vanillina, il burro tagliato a pezzetti ma non ammorbidito e la Philadelphia o il mascarpone
Impastate bene il tutto e se occorre prendeta un altro po’ di farina, vi regolate voi! ( Poca…serve solo se l’impasto è troppo molle)
Per il ripieno in una ciotola mescolate lo zucchero di canna, le uova, e la frutta secca precedentemente passata al mixer grossolanamete. Amalgamate bene il tutto.

Ora stendete la sfoglia dandole uno spessore di 1/2 cm o meno a piacere, tagliate dei quadrati, in ognuno mettete un po’ del ripieno, e chiudeteli dandogli la forma di cannoli siciliani.
Ponete della carta da forno in una teglia, infornate a 180° e lasciateli dorare.
Fateli raffreddare per bene e cospargeteli con zucchero a velo….

 

Torta Giovanni Serretto

torta_di_serretto_

http://www.bbc.co.uk/blogs/food/2011/09/italian-for-food-lovers.shtml

INGREDIENTI:

Burro 450 g a cubetti
500 g miele
6 grandi uova
200 g di zucchero di canna
600g/10 ½ oz Tipo di farina 00
4 cucchiaino di lievito in polvere
2 cucchiaino di semi di finocchio
12 cucchiai tritato castagne cotte (appena tostato, in scatola o sottovuoto)
8 cucchiai di pinoli
2 cucchiaino di fiocchi di sale marino
CREMA PASTICCERA PER SERVIRE O PANNA

Preparazione
Preriscaldare il forno a 160C’
Mettete il burro a cubetti in una casseruola con il miele e lo zucchero e fonderli insieme lentamente, mescolando ogni tanto. Una volta sciolto, portare il composto a ebollizione e fate sobbollire per un minuto, girando il calore verso il basso in modo da assicurare la pentola non bolle più. Mettere da parte a raffreddare per 20 minuti.
Sbattere le uova insieme in una brocca, poi mescolate al composto di miele raffreddato. Setacciare la farina e il lievito in una ciotola e fare un buco al centro.
Versare il composto di miele nella farina e mescolare, incorporando gradualmente la farina. Non appena è ben combinati, aggiungete i semi di finocchio e quattro cucchiai di castagne tritate.
Versare l’impasto della torta nella tortiera preparata. Unire le restanti castagne con i pinoli e sale marino traballante in una piccola ciotola e cospargere li sopra la parte superiore della torta.
Cuocere in forno per 45-60 minuti, o fino a quando la torta è risorto ed uno spiedino inserito nel centro esce pulito.
Lasciare raffreddare la torta nella teglia per cinque minuti, poi girarla su un gratella.
Scaldate due cucchiai di miele in un pentolino fino a che cola, poi spennellare generosamente sopra la parte superiore della torta. Potete servire la torta calda con panna come dessert, o lasciare che si raffreddi completamente, avvolgere nella pellicola e conservare in un barattolo a chiusura ermetica, dove dovrebbe tenere per quattro giorni.

Processo di lievitazione/ Leavening cell/ Leavening process

leavening cell

leavening cell

Leavening process

Yeast
The process lievitativo is determined by biochemical transformations operate from yeasts (fungi formats from a single type of eukaryotic cell) and from lactic acid bacteria (Lactobacilli and Streptococci).
In a dough of flour and water these microorganisms favor the fermentation of the sugars with the production of carbon dioxide, lactic acid  propionic acid, alcohol  acetic acid.
The set of these biological processes are commonly defined as “fermentation” and constitutes the salient part in the production process of the masses leavened.
The gas (carbon dioxide) is trapped in the gluten protein network and form bubbles that increase the volume and make a soft dough (leavening process).
The microorganisms that develop in the dough acid produced during the fermentation substances that determine the flavor, digestibility and shelf life of the masses leavened sourdough. By the fermentation of yeast and lactic acid bacteria has origin also a substance that helps to slow down the staling of the product: the glycerin, which works as a natural emulsifier and also has a mild anti-mold effect.
The rise can be obtained with extracts derived from other foods, such as wine and beer.
Even today, the compressed yeast (Saccharomyces cerevisiae) is used for breadmaking. In this case, however, the leavening triggers a predominantly alcoholic fermentation. In the production of the masses leavened, the best rise, however, remains that acidic, slow and natural, which exploits the ability of fermentation intrinsic to the flour. This leavening, in fact, both for the acid environment in which it takes place both for the time employed, is able to act the phytase enzymes that inactivate phytic acid, a compound present in the cortical part of the grain, which tends to prevent the absorption from the intestine of some important minerals including calcium, iron, magnesium and zinc.
THE VARIOUS TYPES OF FERMENTATION:
LACTIC: bacterial fermentation very valuable, because thanks to the acidity will produce a pleasant taste and a good degree of digestibility and shelf-life of foods.
Is performed by the class of bacteria called lactobacilli, able to transform the glucose into lactic acid into an environment free of oxygen (anaerobic transformation). These kind of transformation is also performed in our muscles when we perform an effort that exceeds the available oxygen in the muscle.
Propionic: is the transformation of lactic acid in propionic acid and carbon dioxide. Acid also present in our intestines, produced by the bacterial flora for fermentation of soluble fiber introduced with food. It ‘important since it inhibits the HMGC CoA reductase, a key enzyme in cholesterol synthesis.
CONTENT: This is done by yeast (Saccharomyces) that convert the sugars into alcohol. (Anaerobic transformation).
During the process of fermentation, yeasts produce another large range of substances by the acid to succinic aromatic esters (combinations of acids and alcohol), sulfur products reminiscent of the scent smoked. Furthermore, throughout the process the yeast cells in the die, and the disintegration of these in the food it integrates especially of vitamins of group B, increasing the nutritional value compared to the starting ingredients.
ACETIC: is a secondary fermentation to alcoholic fermentation, in which the alcohol is converted into acetic acid by acetic acid bacteria in the presence of oxygen. Thus the fermentation is on the liquid surface, where the acetic acid bacteria form, together with other microorganisms, a film called “mother”. Acetic acid is a very effective preservative, inhibiting the growth of most microbes also feared Clostridium botulinum, already at a concentration of 0.1%. (= 1 teaspoon in a cup of water).

Note: The chemical structure of acetic acid is much more similar to that of a fat that is not the water, and this is very effective as a detergent to degrease surfaces and dishes but also to remove unwanted odors, because the aromatic molecules of the foods are chemically fats.

Needless to say, the chemical leavening made often in the food nowadays, especially for confectionery products, using tartaric acid and sodium or ammonium bicarbonate to produce carbon dioxide (baking powder), has very little to do with the natural fermentation processes able to make more assimilable starch and to increase the protein content, enzymatic and vitamin flour.
Different types of yeast are used depending on the products you want to accomplish. Master plan:.

Processo di lievitazione

Lievito
Il processo lievitativo è determinato dalle trasformazioni biochimiche operate da lieviti (funghi formati da un unico tipo di cellula eucariota) e da batteri lattici (Lactobacilli e Streptococchi).
In un impasto di farina e acqua questi microrganismi favoriscono la fermentazione degli zuccheri con produzione di anidride carbonica, acido latticoacido propionico, alcolacido acetico.
L’insieme di questi processi biologici sono comunemente definiti “fermentazione” e costituisce la parte saliente nel processo di produzione delle masse lievitate.
Il gas (anidride carbonica) rimane intrappolato nel reticolo proteico del glutine e forma bolle che fanno aumentare di volume e rendono soffice l’impasto (processo di lievitazione).
I microrganismi che si sviluppano nell’impasto acido producono, durante la fermentazione, sostanze che determinano l’aroma, la digeribilità e la conservabilità delle masse lievitate a pasta acida. Dalla fermentazione dei lieviti e dei batteri lattici ha origine anche una sostanza che contribuisce a rallentare il raffermamento del prodotto: la glicerina, che funziona da emulsionante naturale ed ha anche un lieve effetto antimuffa.
La lievitazione può essere ottenuta con estratti ricavati da altri alimenti, come il vino e la birra.
Ancora oggi, il lievito compresso (Saccharomyces cerevisiae) viene utilizzato per la panificazione. In questo caso, però, la lievitazione innesca una fermentazione prevalentemente alcolica. Nella produzione delle masse lievitate, la miglior lievitazione, invece, rimane quella acida, lenta e naturale, che sfrutta la capacità di fermentazione intrinseca alla farina. Questa lievitazione, infatti, sia per l’ambiente acido in cui si svolge sia per il tempo impiegato, è in grado di far agire le fitasi, enzimi che inattivano l’acido fitico, un composto presente nella parte corticale del grano, che tende ad impedire l’assorbimento da parte dell’intestino di alcuni importanti minerali fra cui il calcio, il ferro, il magnesio e lo zinco.
I VARI TIPI DI FERMENTAZIONE:
LATTICA: fermentazione batterica assai preziosa, poiché grazie all’acidità si produce un gusto gradevole ed un buon grado di digeribilità e di conservabilità degli alimenti.
Viene eseguita dalla classe dei batteri chiamati lattobacilli, in grado di trasformare il glucosio in acido lattico in un ambiente privo di ossigeno (trasformazione anaerobica). Questi tipo di trasformazione viene eseguita anche nella nostra muscolatura, quando eseguiamo uno sforzo che supera le disponibilità di ossigeno del muscolo.
PROPIONICA: è la trasformazione dell’acido lattico in acido propionico ed anidride carbonica. Acido presente anche nel nostro intestino, prodotto dalla flora batterica per fermentazione delle fibre solubili introdotte con gli alimenti. E’ importante poiché inibisce l’HMGC CoA reduttasi, un enzima chiave nella sintesi del colesterolo.
ALCOLICA: Viene eseguita da lieviti (Saccaromiceti) che trasformano gli zuccheri in alcol. (trasformazione anaerobica).
Durante il processo di fermentazione i lieviti producono anche un‘altra ampia gamma di sostanze, dall’acido succinico ad esteri aromatici (combinazioni di acidi ed alcol), prodotti solforati che ricordano il profumo affumicato. Inoltre durante tutto il processo le cellule di lievito in parte muoiono, ed il disgregarsi di queste nell’alimento lo integra soprattutto di vitamine del gruppo B, aumentandone il valore nutrizionale rispetto agli ingredienti di partenza.
ACETICA: è una fermentazione secondaria alla fermentazione alcolica, in cui l’alcol viene trasformato in acido acetico da batteri acetici in presenza di ossigeno. La fermentazione avviene perciò sulla superficie del liquido, dove i batteri acetici formano, insieme ad altri microrganismi, una pellicola chiamata “madre”. L’acido acetico è un conservante molto efficace, inibendo la crescita della maggior parte dei microbi anche del temuto Clostridium botulinum, già ad una concentrazione di 0,1%. (= 1 cucchiaino da tè in una tazza d’acqua).

Nota: La struttura chimica dell’acido acetico è molto più simile a quella di un grasso che non all’acqua, e per questo è molto efficace come detergente per sgrassare superfici e stoviglie ma anche per rimuovere odori indesiderati, perché le molecole aromatiche degli alimenti sono chimicamente dei grassi.

Inutile dire che la lievitazione chimica operata spesso nelle industrie alimentari al giorno d’oggi, soprattutto per i prodotti dolciari, usando acido tartarico e bicarbonato sodico o ammonico per produrre anidride carbonica (lievito chimico), ha ben poco da spartire con i processi fermentativi naturali in grado di rendere più assimilabile l’amido e di incrementare i contenuti proteici, enzimatici e vitaminici delle farine.
Sono impiegate diverse tipologie di lievitazione in funzione dei prodotti che si vogliono realizzare. Schema orientativo:

Peperoncino e cioccolato ..niente di cosi piccante..solo stimolante

Chilli and chocolate .. nothing too spicy .. only stimulating

Qualche foto mia personale:Chilli and cioccolate

 

 

Le origini del peperoncino hanno radici antiche. Si ha ragione di credere che il primo peperoncino abbia avuto origine in una zona delimitata tra le montagne del Brasile e la Bolivia in Sud America. Nel corso di migliaia di anni però il peperoncino è ‘migrato’ fuori da questa zona probabilmente con l’aiuto degli uccelli e dei nativi e si propagò in tutta l’America. Il peperoncino antico, (C. ciliatum), aveva dei piccoli frutti rossi e tondi molto attraenti per gli uccelli, i quali seppur mangiandoli non sono in grado di sentire la “piccantezza” causata dalla capsaicina poiché questa sostanza agisce su uno specifico recettore nervoso che essi non possiedono. Si ritiene inoltre che la capsaicina si sia evoluta proprio in questo modo poiché il sistema digestivo di un uccello non rovina i semi, a differenza di quello di un mammifero. Il peperoncino in Sud America era già conosciuto e usato nel 7500 aC. tuttavia il suo arrivo in Europa avvenne solo nel 1500, in seguito al secondo viaggio di Cristoforo Colombo. All’inizio fu utilizzato a solo scopo ornamentale, come molte piante esotiche allora sconosciute ma divenne ben presto un alimento comune. Si ipotizza che i monaci del monastero reale di Santa Maria de Guadalupe, in Estremadura, Spagna, furono i primi europei a scoprire il sapore piccante dei peperoncini e ad aggiungerli alla loro cucina. Inizialmente coltivati nei monasteri i semi furono poi diffusi in tutta la Spagna e in Europa da monaci viaggiari. Fu nel 1600 che attraverso rotte commerciali provenienti dal Sud America, esploratori commercianti portoghesi e spagnoli, introdussero il peperoncino anche in Africa, India e Asia. Oggi il peperoncino è conosciuto e coltivato in quasi tutto il mondo e in molte culture è entrato a far parte delle tradizioni.

Il peperoncino nell’epoca precolombiana

1 La scoperta delle Americhe con l’arrivo di Cristoforo Colombo nel 1492, rivoluzionò e cambiò tutti i temi e canoni del mondo di allora, ma mise anche fine ad un’epoca, un’epoca chiamata precolombiana. In questa epoca nelle americhe vissero diverse civiltà e culture, e anche se molte erano ormai decadute al momento dell’arrivo degli europei, altre invece erano ancora vitali. Tra le principali e più evolute ci furono: gli Aztechi, i Toltechi, i Maya, i Chibcha e gli Inca.2 Queste civiltà nei secoli precedenti costruirono questa epoca si su cruenti sacrifici umani alle divinità, ma eccellevano anche sull’astronomia, nell’artigianato, nell’edificazione di templi e siti religiosi monumentali e sopratutto nell’agricoltura. Fu Grazie alle civiltà precolombiane che Colombo potè importare in Europa animali e sopratutto vegetali fino ad allora sconosciuti. Il cacao, il mais, la patata, il pomodoro, la zucca, sono solo alcuni della moltitudine di vegetali che le Americhe hanno offerto. Tra questi ci fu anche il peperoncino, chiamato “Uchu” dagli Incas, “Pimiento de las Indias” dagli spagnoli, e più tardi “Aji” dal popolo delle Indie Occidentali, un nome che oggi è diventato abbastanza comune nelle Ande. 3 Molti dei documenti e resoconti di Colombo andarono perduti durante i viaggi e quindi oggi la nostra conoscenza sull’uso culinario del peperoncino in epoca precolombiana deriva da reperti archeologici, da esploratori spagnoli e portoghesi dei secoli XVI e XVII e dai padri missionari. L’evoluzione del peperoncino tuttavia cominciò migliaia di anni prima. Linda Perry, archeobiologa dello Smithsonian National Museum of Natural History di Washington, D.C. ha guidato un team internazionale che ha impiegato una tecnica relativamente nuova chiamata analisi del amido per cercare resti di peperoncino in siti archeologici nelle Americhe. 4 I ricercatori hanno scoperto che tutte le specie di peperoncino producono microscopici granuli di amido che sembrano qualcosa come globuli rossi. Questi granuli sono stati trovati su pietre di fresatura, cocci di ceramica e sedimenti provenienti da sette siti archeologici presenti 6000 anni prima del contatto con gli europei e vanno dal Messico, Panama, Bahamas,Venezuela, Ecuador e sud del Perù. I siti più antichi che ospitano i granuli sono due villaggi preistorici nel sud-ovest dell’Ecuador nei siti di Loma Alta e Loma Real, occupati 6.100 anni fa. Ciò significa che i peperoncini erano usati abitualmente come condimento nella cucina preistorica. L’analisi dei resti e lo studio dei granuli di amido, che si conservano bene e sono identificabili per specie, ha rivelato ciò che si crede essere l’inizio di una preistorica vendemmia datata a circa 8000 anni fa, seguita da coltivazione e addomesticazione finale a circa 6.000 anni fa. 5  La versione addomesticata del peperoncino ha frutti più grandi rispetto alle versioni selvatiche e le significative somiglianze nei peperoncini analizzati, portano i ricercatori a credere che ci sono stati almeno due eventi distinti di addomesticazione, uno in Sud America, in particolare nel sud del Brasile e la Bolivia, e un secondo in America Centrale e in Messico. Messico e America Centrale si pensa siano il centro di origine del Capsicum annuum, e il Sud America degli altri Capsicum. La diffusione della coltivazione domestica fu determinata sia dal gusto e valore culinario che dalla ricerca di calorie. Le associazioni di amido di grano dimostrano che il mais e il peperoncino si siano evoluti insieme come un antico complesso e diffuso alimento vegetale Neotropicale che precede la ceramica in alcune regioni. Con l’addomesticazione e la coltivazione sistematica, il peperoncino entrò nella cultura delle civiltà precolombiane. Venerato come una divinità, gli Incas lo consideravano uno dei quattro fratelli del loro mito della creazione: “Agar-Uchu” o “Fratello Peperoncino” e lo ritenevano essere il fratello del primo re Inca. Garcilaso de la Vega osservò che i peperoncini venivano percepiti a simboleggiare gli insegnamenti dei primi fratelli Inca. Sono stati quindi considerati come piante sacre e i digiuni più rigorosi erano quelli che vietavano l’uso di tutti i peperoncini. Secondo lo storico L.E. Valcarcel, i peperoncini erano così apprezzati dalla società Inca che furono probabilmente utilizzati anche come moneta. Poiché non vi erano monete o banconote, alcuni prodotti come i peperoncini entrarono a far parte di un rudimentale sistema monetario. Valcarcel ha osservato che fino alla metà del XX secolo, la gente nella piazza di Cuzco avrebbe potuto acquistare beni con i Rantii, una manciata di peperoncini. Le civiltà precolombiane non conoscevano l’uso di olii o grasso in cucina, tutto quello che cucinavano era in umido, bollito o arrosto. La maggior parte dei piatti erano a base di peperoncino e vegetariani. Pesce e carne erano lussi per la gente comune. Sempre grazie ai resoconti dei padri missionari e dai reperti, si è scoperto che per gli Inca la colazione comprendeva gli avanzi della sera precedente e una tazza di Chicha, una bevanda leggermente inebriante a base di mais fermentato. I pasti della giornata spesso prevedevano il mais bollito con peperoncini, patate e erbe per fare uno stufato chiamato Mote. Zuppe e stufati a base di carne di lama essiccata al sole, patate disidratate, e peperoncini. Anche le patate erano onnipresenti. Un’altra grande civiltà furono i Maya che raggiunsero il picco della loro civiltà nel Messico meridionale e la penisola dello Yucatan nel 500 dC. Avevano un grande sviluppo del sistema agricolo e il mais era la loro coltura più importante, seguita da fagioli, zucche, peperoncini fino a 30 diverse varietà, cacao, cotone, papaia, bacche di vaniglia, manioca e agave. I Maya allevavano anche tacchini domestici, anatre e cani. La loro selvaggina principale erano cervi, uccelli e cinghiali. Armadilli e lamantini erano considerati prelibatezze. 6 La loro colazione prevedeva spesso una pappa di granoturco macinato alla consistenza di un frullato condito con peperoncini chiamata Atole o Pozol. I pasti della giornata prevedevano stufati di verdure e carni, tortillas con pasta di fagioli, peperoncini e un pò di zucca. La carne veniva consumata solo una volta alla settimana e di solito pollo o maiale. La cucina azteca invece è rimasta per secoli praticamente invariata diventando la base della cucina messicana di oggi. Infatti molti piatti aztechi comprendevano peperoncini ripieni, tortillas con fagioli e una salsa a base di peperoncini e pomodori, tamales ripieni di frutta come prugne, ananas o guava, con carni di selvaggina come cervi o tacchino, o con frutti di mare come lumache o rane. Tutto servito con salse fatte dalla macinazione degli ingredienti tra due pietre portatili un tempo chiamate Suchilquitongo, oggi invece pietre Molcajetes. 7 Gli Aztechi amavano anche bere il Chilote, un liquore a base di Pulque (polpa di agave fermentata), peperoncini Ancho e erbe aromatiche. Questo liquore è alla base dell’odierna Tequila e Mezcal. Durante lo sviluppo attraverso l’America Centrale e il Messico, il peperoncino guadagnò la reputazione di essere anche una medicina potente. Le tribù precolombiane di Panama lo utilizzavano in combinazione con cacao e tabacco (e probabilmente altre piante) per entrare in trance allucinatorie. Secondo lo scienziato Maria Helms, questi indiani lo usavano per “viaggiare” verso il cielo o negli inferi per negoziare con gli spiriti buoni e cattivi, a nome del genere umano. Oggi, gli indiani Cuna di Panama bruciano peperoncini in modo che il fumo irritante possa scacciare gli spiriti maligni durante la cerimonia della pubertà di una ragazza. Era credenza che fissare una serie di peperoncini dietro le loro canoe scoraggiasse gli attacchi degli squali. Per gli indiani Tzotzil degli Altos del Chiapas, il peperoncino assiste sia nella vita che nella morte. I peperoncini vengono strofinati sulle labbra dei neonati e vengono bruciati durante le cerimonie funebri per sconfiggere gli spiriti maligni che potrebbero essere in giro. La tribù di San Carlos Huastec Potosi e Vera Cruz curano le vittime del “malocchio” con un uovo immerso in polvere di peperoncino, poi strofinato sul corpo della vittima per restituire il dolore al malfattore. Gli indiani Cicatec degli altipiani meridionali messicani usano il Tepache, un bicchiere di succo di canna da zucchero fermentato, con il cacao e il peperoncino, per l’uso in vari rituali. Tale miscela ricorda vividamente una simile combinazione consumata dagli Aztechi i quali combinavano cioccolato e peperoncini in una bevanda chiamata Chicahuatl, che di solito era riservata a sacerdoti e ricchi. Dopo l’arrivo di Colombo, cominciò una inesorabile distruzione delle civiltà precolombiane da parte dei Conquistadores, dalla evangelizzazione e dalla creazione di miti come la ricerca del El dorado. 8 I conquistadores portarono inoltre la diffusione di nuove malattie e infezioni contro le quali i nativi non possedevano le difese immunitarie adatte, cosa che causò una riduzione nella popolazione sud e mesoamericana stimata oggi nell’ordine del 70% in poco meno di un secolo. Quello che gli spagnoli con la conquista del Nuovo Mondo non si resero conto, fu che il Nuovo Mondo avrebbe poi conquistato loro. Oggi sulle nostre tavole godiamo quotidianamente di prodotti nati in origine grazie alla abilità e perizia agricola delle civiltà precolombiane.

Listen

Un take away di tutto rispettoTake away

2)Fragole decorate ogni settimana, ormai piacciono molto

Fragole ogni settimana

3)Celebrazioni ogni settimana Feste e Avvenimenti

Celebrate Cake Design

Celebrate Cake Design

4)lavoro di montaggio Cake

Preparazione wedding cake

5) lavorazioe e presentazione torte

cheese cahe orange

cheese cake orange

6)Tipologie Cake

Cake Orange and Lemon

Cake Orange and Lemon

7)Tavola Calda

Torciglioni presentazione

Torciglioni presentazione

8)Wedding cake Stile Barocco

Barocco Style Wedding Cake VIP

Barocco Style Wedding Cake VIP

9)

Laboratorio

Laboratorio